La Dematerializzazione del Libro

Lettori, una rivoluzione è in corso.
Gente strana vi parla di libri che non assomigliano ai libri che conoscete.
Non sono fatti di carta, non dovete uscire di casa per andarli a comprare, non dovete aspettare che vi arrivino per posta, costano meno. Sembrano vivi, perché il testo si adatta alle vostre esigenze: potete ingrandirlo, rimpicciolirlo, cambiare il carattere. Alcuni di loro parlano (!).

Eppur son libri.

Bookrepublic vi aspetta al Padiglione 2 stand H146-J145 per farvi incontrare questi strani oggetti non materiali che si spacciano per libri e si chiamano ebook.

Scoprirete quanto è facile e veloce acquistarli, leggerli, e dimenticarsi che non sono fatti di carta.

Già, perché le storie che ci commuovono, ci fanno arrabbiare, ci fanno ridere, piangere, conoscere, imparare, non sono fatte di carta.

Lo sa bene Zazie. Non sapete ancora di che cosa si tratta? Zazie è un social network dedicato agli amanti della lettura. Sì, proprio agli amanti: quelli che Leggere è Passione.
Su Zazie si incontrano per catalogare i loro titoli in uno scaffale virtuale, valutarli e recensirli, ma non in modo tradizionale: su Zazie i libri non sono solo “narrativa” o “saggistica”. Grazie ai mood, si possono classificare i libri in base all’umore: l’umore che ti suscitano, o quello che ti aiutano a sopportare. C’è un libro per ogni stato d’animo, e lo trovate su Zazie.

Siete tristi? Leggete questo. Siete innamorati? Allora leggete quest’altro.

Non solo. Su Zazie potete specificare se un libro è da leggere on the road o sotto il piumone. I vostri CVQ (Come-Dove-Quando) permetteranno ad altri lettori di fare la scelta giusta.

A questo punto, lo avrete capito: un libro non smetterà di darvi emozioni se non è stampato su carta.

Se lo avevate capito già da un pezzo, potrebbe interessarvi Zazit, il bookmarklet di Zazie: se lo provate, non potrete più farne a meno.

Per scoprire tutto il mondo digitale di Bookrepublic, dalla libreria a Zazie, da 40k a Emma Books, non vi resta che venirci a trovare: abbiamo in serbo per voi gadget, regali e tante offerte speciali… Oltre, naturalmente, allo spettacolo della dematerializzazione!

Altre informazioni:
I nostri appuntamenti al Salone

P.S. Se proprio non potete venire, seguiteci su Facebook o su Twitter. Grazie alla dematerializzazione, pioveranno regali anche da lì!

Scritto il: 9 May 2012 | da: | Categorie: Eventi, Su di noi | Tags: , , | 0 Commenti »

Classificare i libri in base alla copertina

Ci insegnano da sempre a non giudicare un libro dalla copertina e quando d’istinto ci capita di farlo, poi ci sentiamo in colpa. Ma chi i libri li fa, alla copertina dedica un sacco di cure che meritano la nostra attenzione:

“Le copertine devono somigliare a tre cose: al libro che racchiudono, all’editore che lo pubblica, al lettore che lo compra.” (Riccardo Falcinelli)

Ecco allora che vale la pena interrogarsi sulla responsabilità che attribuiamo alle immagini di copertina rispetto ai libri che sono chiamate a rappresentare, su come può cambiare la copertina dello stesso libro al variare delle edizioni, su come copertine quasi identiche si ritrovino su libri diversi e via dicendo.

Per chi ancora non lo avesse fatto, il suggerimento è di sfogliare qualche blog a tema, come Who’s the Reader? o quello dell’investigatrice di copertine di libri.

Se la cosa vi diverte e ci prendete gusto, abbiamo una proposta: non giudicare, ma catalogare i libri in base alla copertina.

Da quando il digitale ci ha liberati dai limiti di catalogazione imposti dalla realtà fisica, non è più necessariamente un compito del libraio catalogare i libri, e comunque tutti, dall’editore al lettore, possono sbizzarrirsi con “etichette” molto più personalizzabili delle classiche e rigide tassonomie (vedi alla voce Bisac).

Come ci ha ricordato Chris Anderson, non è colpa dei rivenditori in calce è mattoni, “è che sono destinati a vivere in un inflessibile mondo di scaffali e corsie, dove i prodotti devono obbedire all’intransigente fisica degli atomi, non dei bit”.

In libreria lo stesso libro non può essere collocato contemporaneamente su diversi scaffali, ma lo stesso ebook può essere catalogato contemporaneamente sotto diverse categorie o tag, il che aiuta il lettore a trovare più facilmente quello che cerca e a scoprire più felicemente quello che non cerca, o come si suol dire migliora la findability di un titolo.

“Un negozio fisico non può essere riconfigurato in quattro e quattr’otto per soddisfare ogni cliente sulla base dei suoi interessi personali. Le bottiglie di vino non possono essere magicamente risistemate per adattarsi ai risultati di una ricerca. Gli atomi sono ostinati, sotto questo profilo. (…) Uno dei problemi più seccanti dei beni fisici è che ci obbligano a crude categorizzazioni e statiche tassonomie. (…) Con l’evoluzione delle vendite online, però, si è scoperto che essere capaci di ricategorizzare e riposizionare i prodotti al volo ne svela il reale valore”. (Chris Anderson, La coda lunga)

Ecco allora che potete organizzare i vostri scaffali virtuali in base al mood di lettura grazie a Zazie. Ma ci si può divertire anche a creare nuove e più improbabili associazioni: allora perché non ci venite a trovare su Pinterest e non ci aiutate a classificare i libri in base alla copertina? Just for fun.

Ad esempio, raggruppiamo i libri la cui rappresentazione viene affidata a immagini di donne. Oppure, cerchiamo di capire insieme che cosa accomuna quelle copertine che nascono digitali per restare digitali, insomma come i bit cambiano la grafica dei libri… Le regole? Nessuna!

La sfida è anche per voi che non siete su Pinterest: segnalateci le vostre copertine preferite su Twitter o su Facebook, condividendo con un tweet che includa l’hashtag #BookrepCover o con un post sulla nostra timeline (la nuova bacheca di Facebook) il link di Bookrepublic all’ebook che vi ha colpito per la sua cover.

La repubblica dei libri è anche la repubblica delle copertine.

Scritto il: 17 March 2012 | da: | Categorie: Conversazioni, Marketing Jokes | 0 Commenti »

Un grande passo per noi, un piccolo passo per l’umanità

Da qualche giorno nelle schede prodotto del nostro store è possibile visualizzare il numero di parole che compongono il testo degli ebook. Abbiamo aggiunto la possibilità di inserire questo dettaglio nella nostra piattaforma di distribuzione, in modo che gli editori possano inserire questa informazione e distribuirla a tutti gli store attraverso i metadati generati da exlibris.bookrepublic.it. Al momento solo alcuni ebook riportano questo dato ma contiamo che sempre più editori decidano di compilarlo per fornire il maggior numero di informazioni possibili ai lettori.

Scritto il: 13 March 2012 | da: | Categorie: Store, Su di noi | 2 Commenti »

Ebook in prestito: ha senso restituirli?

Qualche settimana fa, Penguin ha annunciato di aver disdetto l’accordo con OverDrive, la piattaforma di distribuzione che consente alle biblioteche (americane e non) di gestire il prestito di ebook. OverDrive non avrebbe comunicato ai retailer (in particolare ad Amazon) la necessità di avere un autorizzazione specifica da parte di Penguin per il prestito: l’utente di una biblioteca in possesso di un Kindle (o di un altro device) che richiedeva un prestito, lo riceveva di fatto da Amazon senza che OverDrive riuscisse a tracciarlo e a trasferire le informazioni a Penguin. Oltre a Penguin, anche i bibliotecari, com’era ovvio aspettarsi, non l’hanno presa bene.

In realtà, la discussione sul prestito di ebook parte da molto più lontano e ci sono altre motivazioni che spingono gli editori a un’estrema prudenza. In particolare:

A key issue that arose in each meeting is the degree to which “friction” may decline in the ebook lending transaction as compared to lending print books. From the publisher viewpoint, this friction provides some measure of security. Borrowing a print book from a library involves a nontrivial amount of personal work that often involves two trips—one to pick up the book and one to return it. The online availability of e-books alters this friction calculation, and publishers are concerned that the ready download-ability of library ebooks could have an adverse effect on sales.

Questo è stato detto durante un recente incontro tra l’Associazione delle Biblioteche Americane e i grandi editori; personalmente, lo trovo imbarazzante.

Se non altro, per questa ragione: gli editori continuano a pensare che imporre una fatica ai lettori per avere accesso a un libro (letteralmente: “prendere in prestito un libro stampato da una biblioteca richiede un lavoro personale non banale che spesso implica due viaggi – uno per prendere il libro e l’altro per restituirlo”) rappresenti una forma di legittima protezione verso usi illegali o impropri del contenuto.

Non solo penso che questo atteggiamento da parte degli editori sia profondamente errato (anzi, suicida); credo piuttosto che il prestito degli ebook rappresenti una grande occasione che gli editori hanno per esplorare nuove strade di relazione con autori e lettori.

Un libro stampato deve essere reso alla biblioteca per consentire ad altri lettori di prenderlo e leggerlo; con un ebook questo non è necessario. E allora, perchè prevedere una forma di restituzione? Perchè fare in modo che Adobe DRM spenga il file dopo una certa data? I casi sono due: se chi prende a prestito l’ebook ha cattive intenzioni, saprà crackare (da solo o aiutato da un amico) qualsiasi DRM e 14 giorni sono un tempo decisamente comodo per farlo; se, invece, chi lo prende in prestito lo vuole semplicemente leggere continuerà a conservarlo nella propria libreria. L’importante è che la biblioteca acquisti il libro dall’editore e lo possa prestare  solo a un lettore alla volta; e che possa attivare un nuovo prestito solo decorso un termine stabilito.

Ripeto e sottolineo. Le biblioteche possono essere un partner molto prezioso per gli editori che vogliono sperimentare forme innovative di relazione diretta con il lettore.

Un editore con il quale ho discusso di questo argomento ha aggiunto un pezzo a questo ragionamento che mi sembra bellissimo. E perchè non chiediamo al lettore che prende in prestito un libro una cifra molto piccola (si parlava di 10, 20 centesimi) che diamo direttamente all’autore? L’autore vedrebbe riconosciuto e remunerato il suo diritto e il lettore sarebbe indotto a riconoscerlo.

Ci sono, in giro, editori rivoluzionari.

Scritto il: 19 February 2012 | da: | Categorie: Contributi, Conversazioni | Tags: , , , , , | 0 Commenti »

Maigret in ebook: la collezione di tutte le inchieste!

Nell’intervista che Georges Simenon ha rilasciato a Giulio Nascimbeni il 18 maggio 1985, di Maigret ha detto:

«Di veramente mio gli ho dato una regola fondamentale della mia vita: comprendere e non giudicare perché ci sono soltanto vittime e non colpevoli. Gli ho dato anche i piaceri della pipa, ovviamente. E l’ assenza di figli perché, quando il personaggio è nato, non avevo ancora i quattro figli che poi ho avuto. Aggiungo che a Maigret ho dato un’altra regola: non bisognerebbe mai togliere all’essere umano la sua dignità personale. Umiliare qualcuno è il crimine peggiore di tutti».

Secondo lo studioso francese Michel Lemoine, Georges Simenon avrebbe dato vita a 9500 personaggi: le inchieste di Maigret ne raggruppano 1830, con 310 funzionari di polizia o della magistratura. Simenon ha scritto tutto questo usando non più di duemila parole.

Ora abbiamo l’occasione di collezionare tutte le indagini del nostro commissario preferito a un prezzo eccezionale, grazie al digitale.

Adelphi ha infatto preparato una promozione per veri appassionati: ogni quarto lunedì del mese cinque nuovi ebook a soli 4,99€, nel rispetto dell’ordine di pubblicazione originale. Ma non solo: dal 23 Gennaio al 28 Gennaio è possibile scaricare gratuitamente il primo numero, Pietr il Lettone, e acquistare a soli 1,99€ L’impiccato di Saint-Pholien, La ballerina del Gai-Moulin, Il defunto signor Gallet e Il porto delle nebbie.

Approfittatene subito e non dimenticatevi l’appuntamento mensile!

Scritto il: 23 January 2012 | da: | Categorie: Store | Tags: , , , , | 0 Commenti »

Francis Scott Fitzgerald secondo minimum fax

Avete visto l’ultimo film di Woody Allen, Midnight in Paris?

Non è un caso che sia ambientato nella città più romantica d’Europa, se crediamo alla definizione di romanticismo di Amory Blaine, protagonista di Di qua dal paradiso, il romanzo d’esordio del ventitreenne Francis Scott Fitzgerald:


«Una persona sentimentale pensa che le cose dureranno, una persona romantica spera disperatamente che non durino.»

Crogiolarsi nel dolore della perdita celebrando un passato glorioso è esattamente quello che fa Gil Pender, protagonista del film di Woody, che – come Amory Blaine – alla sensazione preferisce sempre il ricordo della sensazione, quindi la sua ricostruzione. Chissà, forse è anche per questo che Francis Scott Fitzgerald in persona, insieme a un tourbillon di altri importanti autori della narrativa americana, è uno dei protagonisti di Midnight in Paris, come sempre in coppia con la sua mitica più che storica compagna, Zelda Sayre.

Scott e Zelda si sposarono nella cattedrale di St. Patrick di New York pochi giorni dopo l’uscita di Di qua dal paradiso, il 26 marzo 1920. Il pay-off della campagna di lancio del libro era:

«Un libro sulle flapper, scritto per i filosofi»

Minigonne, insomma, ma osservate dagli intellettuali. Il libro fu un grande successo di pubblico, ma, curiosità, era pieno di refusi: «Dei romanzi di merito, il più scorretto mai pubblicato», secondo Edmund Wilson.

Due anni dopo, alla seconda opera di Fitzgerald spetta una promozione altrettanto curiosa. È Zelda la prima a recensire il libro, affermando che

«Il giallo acceso della copertina sta benissimo con un abito blu o hènna, il formato lo rende invece adatto alla lettura nella lobby di un hotel, in attesa dell’appuntamento per il pranzo.»

Nessun blurb avrebbe potuto esprimere meglio lo spirito di Belli e Dannati: frivolezza e “abuso” della cultura sono le caratteristiche che più chiaramente emergono della coppia Anthony Patch e Gloria Gilbert, protagonisti del romanzo, così come della coppia Scott e Zelda.
Grazie al cinema, il lussuoso e spericolato stile di vita dei personaggi poteva essere sognato anche da chi non poteva permetterselo, e così Fitzgerald diventa il cantore di una nuova cultura giovanile riconosciuto da una moltitudine di lettori.

Ma non si può certo dire che fosse un mondo in cui si riconosceva appieno:

«È quello che sono sempre stato: un ragazzo povero in una città ricca, un ragazzo povero in una scuola per ricchi, un giovanotto povero in un club di studenti ricchi, a Princeton.
Non sono mai riuscito a perdonare ai ricchi il fatto d’essere ricchi, rabbuiando così la mia vita e tutte le mie opere.»

Questo genere di sentimento, già latente nelle opere precedenti, diviene pienamente consapevole in quello che è da tutti riconosciuto come il capolavoro assoluto di Fitzgerald: Il grande Gatsby.
Con il giudizio di T.S. Eliot («Mi pare rappresenti il primo passo avanti per la narrativa americana dai tempi di Henry James»), inizia a delinearsi uno scenario in cui al libro spetta un posto nella storia della narrativa anglosassone. Ma quando Fitzgerald morì, nel 1940, Gatsby aveva venduto poco più di 25.000 copie: “non seppe mai dell’impatto decisivo che Gatsby avrebbe avuto su Raymond Chandler, Jack Kerouac, Joan Didion, Murakami Haruki e su tanti altri anonimi lettori”, come ci ricorda Sara Antonelli, autrice della Prefazione al libro.

***

L’opera di Fitzgerald ha visto nuova luce nella sua versione italiana grazie a minimum fax, che ne ha affidato la traduzione delle opere a un gruppo di scrittori d’eccezione: Di qua dal paradiso è stato tradotto da Veronica Raimo, Belli e dannati da Francesco Pacifico, Il grande Gatbsy da Tommaso Pincio. Non solo, i libri (e ovviamente gli ebook) in questa edizione contengono apparati di qualità curati con attenzione da firme autorevoli, che approfondiscono molti dei temi e degli aneddoti di cui ha trattato questo post.

Puoi leggere tutto questo, insieme ai consigli di scrittura di Fitzgerald raccolti in Nuotare sott’acqua e trattenere il fiato, in un unico bookpack a soli 16,90€ invece di 23,60€.

Scritto il: 18 January 2012 | da: | Categorie: Store | Tags: , , , , , , | 0 Commenti »

“Per fortuna o purtroppo, vivo altrove.”

Avete visto? Tra le ultime realtà digitali approdate sullo store c’è un nuovo editore dalla consolidata tradizione cartacea, Bruno Mondadori. Vi consiglio di sfogliare i molti titoli del catalogo, ma in particolare vorrei segnalarvi Vivo altrove di Claudia Cucchiarato, un libro dalla bruciante attualità sull’Italia fuori dall’Italia.

Già, perché Claudia ci racconta le storie di tutti quei ragazzi che avrebbero potuto costruire un’Italia diversa, ma che l’hanno fatto altrove:

Tutte le storie che si trovano in questo libro potrebbe raccontarle una mappa. Quella dell’Europa unita. Ma anche quella delle rotte aeree, ferroviarie, marittime. Le rotte che in tanti hanno seguito nei secoli scorsi. E che continuano a seguire, oggi, i nostrani viaggiatori inquieti, eredi della diaspora del Novecento. Questo libro parla di loro. Di giovani italiani in viaggio, con una mappa in tasca. Non di cervelli in fuga. Non solo e non necessariamente. Parla di persone, spesso laureate, che prendono un volo low-cost, una nave o un treno e oltrepassano i confini del nostro paese con poche cose nello zaino e molte aspettative in testa. Non hanno la valigia di cartone, sono ben diversi dai protagonisti del “grande esodo” a cavallo tra Ottocento e Novecento, e non vedono l’espatrio come un obbligo. È una scelta. Scelgono coscientemente, puntando il dito sulla cartina, di andare altrove.

Un libro su una “generazione liquida” che si sente a casa in Europa, non in Italia, scritto grazie a testimonianze vere di esperienze vissute che l’autrice non ha smesso di raccogliere anche dopo la pubblicazione nel 2010. Esiste infatti il blog di Vivo altrove, dove anche voi, se volete, potrete condividere il vostro diario di viaggio personale.

Ad ogni modo, la domanda che solleva questo libro ha un’importanza crescente nel panorama internazionale che si sta delineando: possiamo ancora sentirci italiani, vogliamo ancora investire nel Bel Paese, o ormai l’Italia non esiste più come cara terra natìa e ci rispecchiamo di più in una certa idea di Europa?

“Ero convinto invece che “fuori” ci fosse un mondo migliore, migliore non solo di qualche grado, ma incomparabilmente. E la chiave era la cultura dell’Europa moderna.”

(Il dispatrio di Luigi Meneghello, Rizzoli, 1993)

Scritto il: 12 January 2012 | da: | Categorie: Store | Tags: , , , , , , | 0 Commenti »

IfBookThen 2012

Il 2 febbraio si terrà a Milano la seconda edizione di IfBookThen, la conferenza internazionale organizzata da Bookrepublic sul futuro dell’editoria: nei prossimi giorni pubblicheremo il programma nel dettaglio.

Una delle novità, pensata in collaborazione con la Fondazione Mondadori, è il workshop di approfondimento sui cambiamenti dei contratti per la cessione del diritto d’autore sui contenuti digitali, il 3 febbraio. Il workshop ha un numero di posti limitato (80): l’obiettivo è di riuscire a rendere la partecipazione e l’interazione tra gli iscritti più semplice e proficua possibile.

NUMERI E MERCATO

La mattinata di IfBookThen sarà dedicata a numeri e mercato: Jonathan Nowell presenterà dati aggiornati sullo stato dell’editoria digitale internazionale, Mike Shatzkin parlerà di quanto è successo negli Stati Uniti nell’ultimo anno, Javier Celaya racconterà il mercato europeo. Esporremo l’aggiornamento della ricerca A.T. Kearney-Bookrepublic Do Readers Dream of Electric Books? (seguendo il link potrete scaricare il pdf), di cui si parlerà anche, in anteprima, al Digital Book World di New York, questo gennaio. I dati sono costantemente aggiornati: l’ultima presentazione è stata in occasione del Publishers Launch, alla Buchmesse di Francoforte.

HOT TOPICS

Abbiamo individuato dei temi caldi che il mondo dell’editoria deve conoscere e tenere in considerazione: abbiamo intenzione di affrontarli con l’aiuto di personaggi esperti e di rilievo.

  • Esperienza di letturaPeter Meyers parlerà di come la tecnologia possa essere impiegata per creare un’esperienza di lettura confortevole, e di come i nuovi strumenti che abbiamo a disposizione possano influenzare la creatività.
  • Pirateria: Timo Boezeman racconterà il fenomeno in modo costruttivo, spiegando come è possibile per gli editori costruire strategie che rendano più appetibile acquistare un ebook anzi che scaricalo gratis e illegalmente.
  • Analitycs: Peter Collingridge mostrerà come i dati sui libri e attorno ai libri possano dirci moltissimo riguardo i desideri e le aspettative dei lettori, e siano una delle chiavi migliori per imparare ad ascoltarli.
  • Musica ed editoria: cosa può imparare l’editoria dall’esperienza dell’industria musicale? Sasha Lazimbat parlerà della sua esperienza in entrambi i campi, mostrando più di un’intersezione tra i due ambiti.
  • Self publishing: come cambia il rapporto con gli autori nell’era in cui per chiunque è possibile accedere al mercato del libro? Cosa possono proporre gli editori per rendere ancora interessante e indispensabile il proprio ruolo? Molly Barton (Global Digital Director di Penguin USA), Richard Nash e David Miller ne discuteranno insieme.

NUOVI MODELLI DI BUSINESS

Se i tradizionali modelli di business non funzionano più nell’editoria che cambia, bisogna trovare idee e strategie per essere innovativi. Ne parleremo con aziende giovani e dinamiche: Henrik Berggen (Readmill), Justo Hidalgo (24symbols), Rochelle Grayson (Bookriff), Valla Vakili (Small Demons), progetti brillanti che possono aprire nuovi orizzonti.

COME ISCRIVERSI

Fino al 15 gennaio è possibile iscriversi alla conferenza, al workshop o a entrambi usufruendo dell’Early Bird: trovate sul sito tutte le informazioni per registrarvi.

Scritto il: 5 January 2012 | da: | Categorie: Eventi, Scenari, Su di noi | Tags: , , , | 0 Commenti »

Amazon, l’Iva e l’Europa.

Come si chiama questa? Possibile che Amazon possa vendere in tutta Europa applicando un’IVA del 3%?

Vuol dire che tutti gli store italiani pagano un 21%, per ora, allo stato italiano su ogni vendita di ebook, mentre Amazon (e Apple) sulla vendita dello stesso ebook paga al granduca di Lussemburgo il 3%. Cioè, Amazon margina 18 punti percentuali in più.

Lo so, è cosa nota: ma forse noi europei dovremmo darci una mossa.

Aggiornamento

Grazie @lizcastro che ha twittato questo link dove si segnala una contestazione della Commissione Europea alla riduzione dell’IVA sugli ebook.

Riporto inoltre un commento di Andrew Rhomberg sull’argomento che mi sembra molto interessante: in presenza di un sistema di determinazione dei prezzi basato sull’agency model a guadagnarci dovrebbero essere gli editori.

Thus lowering VAT to 3% would increase publisher’s margin, not Amazon’s margin on ebooks under agency or any agency –like ararangement.

However under an ebook wholelsale model, Amazon is laughing all the way to the bank and will crush any … online retailer not using Luxembourg (just like with Jersey and CDs/DVDs years ago).

Scritto il: 3 January 2012 | da: | Categorie: Scenari | Tags: , | 7 Commenti »

Pillole di marketing editoriale. Stiamo scherzando?

#1 Mktg Jokes: ebook gratis per aumentare le vendite

Ce lo stiamo chiedendo in tanti già da un po’: e se la pirateria aiutasse a vendere libri?
Gli esperimenti che i vari attori della filiera possono intraprendere per scoprire conseguenze e implicazioni di questa ipotesi portano a discutere un tema di per sé diverso ma profondamente correlato, quello degli ebook gratuiti.

Se con il digitale e l’abbattimento dei costi di produzione e di distribuzione (che tendono a diminuire drasticamente ma non sono pari a zero), ci si aspetta che naturalmente anche i prezzi crollino, il concetto di gratuito, e in misura maggiore quella di libro gratuito, suscita le più disparate reazioni.
C’è chi rivendica il diritto universale di accedere gratuitamente ai prodotti culturali, che diventano sempre più simili a servizi, e c’è chi alla parola “gratis” associa immediatamente una perdita di valore.

Che si tratti di pagare con un tweet una versione del libro piratata dall’editore o di una soluzione “reader friendly” al problema del prezzo degli ebook e della famosa soglia dei 99 centesimi, la questione è la stessa: vende chi è visibile ed è visibile chi vende, sopravvive solo chi è in grado di instaurare un circolo virtuoso tra questi due fattori. Offrire un prodotto o un servizio gratis è un modo efficace per attrarre un gran numero di utenti.

#2 Mktg Jokes: The rich get richer, ma la chiamano democratizzazione

Non stiamo dicendo niente di nuovo, ma il vecchio adagio the rich get richer riassume benissimo il principio guida fondamentale su cui si basa il celebre sistema di raccomandazioni di un gigante come Amazon.
Ed è proprio su questo punto che la cosiddetta “democratizzazione” del mercato editoriale portata da Bezos comincia a scricchiolare.

È sicuramente vero che Amazon dà voce e importanza al parere dei lettori e che la valutazione dei libri procede da basso, mettendo in discussione il ruolo di critici ed esperti, in perfetto stile web. Ma ciò diventa significativo fino a incidere sulla visibilità che il colosso concede a un titolo soltanto se si raggiunge una massa critica di opinioni. E come si può raggiungere?

Be’, chiedetelo ai self-publisher di successo d’oltreoceano come Joe Konrath, e scoprirete che Amazon lavorerà per noi – noi autori, noi lettori, noi editori – soltanto dopo che noi avremo sputato sangue per lui. Scoprirete che la vera forza di Amazon risiede nell’amplificazione di un segnale che deve essere già forte ed è un’imperdonabile ingenuità credere che su Amazon i libri si vendano da soli.

Questa amplificazione fa la differenza se si parla del vastissimo mercato americano, dove un segnale forte da solo non basta. Ma il suo valore è tutto da discutere sul ben diverso mercato italiano.

#3 Mktg Jokes: assecondare il mercato o guidarlo?

Chiunque abbia a cuore l’industria editoriale non può non riconoscere che nessuna azienda ha fatto più di Amazon per riaccendere la passione per l’acquisto, la lettura e anche la scrittura di libri, come ha sostenuto Farhad Manjoo su Slate, in un articolo intitolato Don’t Support Your Local Bookseller.

Non è però mai sbagliato tentare di mettere in discussione un modello dominante che tende a imporsi come esclusivo, ad esempio interrogandosi su chi nel nuovo contesto digitale saprà non soltanto assecondare il mercato, bensì guidarlo, e non tramite vincenti strategie di marketing, ma attraverso una linea editoriale fatta di proposte culturali selezionate con competenza in base ai contenuti. Altrimenti si rischia di prestare più interesse all’infrastruttura che al testo:

Se abbiamo trascorso l’ultima metà del ventesimo secolo portando avanti una meta-discussione sulla natura dell’arte in sé, pare che nel ventunesimo secolo, con il passaggio al digitale, il dibattito culturale sia ancora più autoreferenziale, perché non si parla più dell’opera d’arte e nemmeno dell’arte per se stessa, ma di come sta cambiando la diffusione dell’arte. (Pirates of the Amazon)

Per citare René Guénon, “Il parere della maggioranza non può essere che espressione dell’incompetenza”, anche se è quella maggioranza che compone il mercato.

#4 Mktg Jokes: il gioco dei filtri

Non solo il presunto “filtro da basso” di Amazon non basta a garantire un’editoria di qualità, forse può addirittura arrivare a frustrare il fascino della scoperta casuale del libro, avendo ripercussioni negative anche sull’esperienza del consumatore.
Non è un caso che lo stesso Amazon abbia iniziato a trasgredire al suo “scientifico” algoritmo su misura di lettore per proporre titoli gratuiti random, anche se non è certo una soluzione al problema della qualità. Al contrario, sembra quasi che il criterio sia proporre titoli poco azzeccati per valorizzare l’offerta di titoli perfettamente in sintonia con i gusti di ciascuno. Ma di nuovo, il punto è continuare ad assecondare il mercato, non guidarlo, tanto che Mike Cane ha commentato su The Digital Reader che non crede più nella coda lunga:

Troppa spazzatura sta inondando le librerie digitali. Spazzatura che non venderà mai, che non conviene conservare nemmeno a costo zero. Amazon e le altre librerie non potranno continuare così. La situazione diventerà insostenibile.

In conclusione, una volta capito che il vero problema non è l’Information Overload ma il Filter Failure, bisogna lavorare sul Multiple Filter: se da un parte è giusto che sia riconosciuto un valore determinante all’opinione di una massa critica di lettori, dall’altro non può venire a mancare la responsabilità di una scelta editoriale che indirizzi il grande pubblico.

Scritto il: 3 January 2012 | da: | Categorie: Marketing Jokes | Tags: , , , , , | 3 Commenti »